Poltrona Frau per la DW 2026: nuove visioni dell’abitare contemporaneo
Poltrona Frau per la DW 2026: nuove visioni dell’abitare contemporaneo
In occasione della Design Week 2026, Istituto Marangoni Milano Design presenta un progetto sviluppato in collaborazione con Poltrona Frau, che esplora nuove interpretazioni dell’abitare contemporaneo attraverso una serie di proposte di total living concepite dagli studenti dei Master in Interior Design, Interior Contract e Luxury Boutique Hotel Interior Design.
Il progetto trasforma una villa in una narrazione spaziale dinamica, articolata attraverso ambienti immersivi e multicontesto. In questo scenario, architettura, design e lifestyle convergono in sistemi reattivi, dove tecnologie integrate—sensori, illuminazione adattiva e interfacce digitali—permettono agli spazi di adattarsi in tempo reale alle esigenze degli utenti. Parallelamente, la ricerca materica costruisce un’esperienza sensoriale profonda, fatta di superfici, texture e dettagli che interpretano i valori di artigianalità e raffinatezza propri del brand. Ecco due dei progetti degli studenti.
ALENTO: l’architettura che respira
Progetto di Avi Arora
Con ALENTO, Avi Arora sviluppa una riflessione sull’architettura come sistema vivente, capace di adattarsi in modo naturale alle condizioni ambientali e alle esigenze quotidiane. Ambientato ad Ahmedabad, in un contesto climatico complesso, il progetto nasce dalla volontà di ripensare il comfort termico attraverso strategie passive e intelligenti.
L’idea centrale è quella di uno spazio “respirante”, in cui la villa non è più un contenitore statico ma un organismo che evolve nel tempo. Come spiega il designer, “ALENTO immagina la villa come un sistema vivente che risponde ai cambiamenti climatici e alle esigenze degli utenti”, creando un ambiente intuitivo e confortevole senza dipendere da sistemi meccanici invasivi.

In questo processo, il dialogo con Poltrona Frau diventa fondamentale nel definire un linguaggio progettuale coerente. Più che un semplice riferimento formale, il brand viene reinterpretato attraverso i suoi valori fondanti: “artigianalità, proporzione e raffinatezza vengono tradotte in espressione spaziale”, con un’attenzione particolare alla qualità materica e alla dimensione tattile degli ambienti. La pelle, elemento iconico, diventa così guida per superfici e dettagli.
Una delle sfide principali riguarda l’integrazione della tecnologia, che viene affrontata evitando ogni eccesso espressivo. L’obiettivo, infatti, è quello di mantenere un equilibrio tra innovazione e identità: “la complessità è stata tradurre tecnologie sperimentali in un linguaggio architettonico coerente e raffinato”, dove la componente tecnica non sovrasta mai lo spazio.
Il risultato è un ambiente che reagisce in modo silenzioso e naturale. Lo spazio si adatta a luce, temperatura e presenza, offrendo un’esperienza fluida e quasi impercettibile: “l’utente non deve controllare lo spazio, è lo spazio che si prende cura dell’utente”, favorendo benessere, concentrazione e relax.
Pur includendo tecnologie ancora in fase di sviluppo, il progetto si inserisce in una visione concreta del futuro. Come sottolinea Arora, “molti di questi sistemi stanno evolvendo rapidamente”, aprendo alla possibilità che architetture adattive come ALENTO possano presto diventare realtà.

Abitare Gen Z: identità, materia e connessione
Progetto di Maria Reiche
Se ALENTO esplora la dimensione ambientale e tecnologica, il progetto di Maria Reiche si concentra sulla relazione tra spazio, identità e cultura, interpretando le esigenze della Generazione Z.
Partendo dalla consapevolezza che si tratta della prima generazione completamente cresciuta nel mondo digitale, il progetto evidenzia un bisogno opposto e complementare: quello di autenticità. “La Gen Z cerca spazi che raccontino storie, capaci di unire memoria ed emozione”, dove materiali, texture e artigianalità convivono con tecnologie sostenibili.
La casa viene così reinterpretata come un ecosistema adattivo, in cui flessibilità e trasformazione diventano elementi chiave. Layout modulari, arredi trasformabili e ambienti sensoriali permettono allo spazio di evolversi insieme agli utenti: “ambienti che cambiano con le routine, le identità e gli impulsi creativi”, dando forma a un abitare dinamico e personale.
Il concept si sviluppa attorno all’idea di intreccio culturale, che diventa sia linguaggio progettuale sia metafora. Tradizioni colombiane e balcaniche si fondono con un approccio più rigoroso, creando un equilibrio tra spontaneità e precisione. In questo senso, “il weaving diventa un simbolo di connessione e bilanciamento”, capace di unire dimensione intima e collettiva.
La collaborazione con Poltrona Frau introduce una riflessione sul rapporto tra heritage e contemporaneità. Come sottolinea la designer, “la sfida era integrare l’identità di un brand storico e renderla parte della nostra generazione”, attraverso un processo di reinterpretazione dei suoi valori.
Anche il lavoro di gruppo e il confronto culturale diventano parte integrante del progetto: “unire identità diverse in uno spazio comune” si traduce nella creazione di ambienti inclusivi, in cui ciascuno possa riconoscersi.
L’esperienza finale è pensata per essere immediata e immersiva. L’obiettivo è che l’utente possa sentirsi parte dello spazio fin dal primo momento: “entrare e sentirsi a casa”, vivendo l’ambiente in modo naturale e spontaneo.
Guardando al futuro, il progetto immagina un’evoluzione dell’abitare basata su una relazione più consapevole tra spazio e individuo: “le case diventeranno sistemi vivi”, non dominati dalla tecnologia ma costruiti su un equilibrio tra materia, esperienza e quotidianità.
Una nuova idea di lusso
Attraverso questi progetti, emerge una visione dell’abitare come sistema dinamico e in continua evoluzione, capace di adattarsi a condizioni ambientali, identità culturali ed esigenze emotive.
Il dialogo con Poltrona Frau permette di costruire un ponte tra tradizione e innovazione, definendo un nuovo paradigma del lusso: un’esperienza non più statica, ma fluida, sensoriale e profondamente umana.
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