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Milano la scuola di design

La scuola di Design

Milano è sinonimo di design, e non c'è da stupirsi: la città unisce una ricca storia a un ruolo vitale e continuo nel panorama del design internazionale, sempre rispettoso del passato ma con un occhio rivolto al futuro. Questo approccio esclusivo alla ricerca e alla sperimentazione si riflette anche nella Milano Design School, dove i partecipanti potranno misurarsi in innumerevoli progetti, dagli arredi artigianali fino al design d'alta gamma per interni, oggetti e grafiche. Tutti i corsi tenuti all'Istituto Marangoni Milano Design si basano su un approccio estetico contemporaneo e sulla contaminazione con i settori della moda e del lusso, che permeano ogni angolo della città. Una cultura strettamente legata al distretto del design milanese e alla relativa comunità di designer creativi attratti a studiare, lavorare e vivere in questo ambiente fertile e produttivo, unendo design d'avanguardia e nuove tecnologie a un buon occhio per il business.

 

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Connexio: il fiore di Alessi alla DW 2026 che trasforma l’intelligenza artificiale in relazioni umane

Presentato in occasione della Milan Design Week 2026, Connexio è uno degli “oracoli domestici” sviluppati per Alessi, all’interno di una ricerca che esplora nuove modalità di interazione tra esseri umani e tecnologia.

Ideato in collaborazione con l’Istituto Italiano di Tecnologia e progettato da Kothari Arihant, studente del Master in Product & Furniture Design presso l’Istituto Marangoni Milano Design, il progetto si inserisce in un dibattito sempre più centrale: il ruolo dell’intelligenza artificiale nella sfera emotiva e quotidiana.

In un’epoca caratterizzata da una connessione digitale costante ma spesso superficiale, Connexio propone una tecnologia relazionale capace di rendere visibile l’invisibile.

Alessi DOMESTIC ORACLES Connexio

Come funziona Connexio: l’AI che interpreta le relazioni umane

Connexio dà forma fisica a un agente di intelligenza artificiale in grado di interpretare la qualità delle relazioni umane. Il sistema analizza i metadati delle interazioni sociali — come frequenza, intensità e continuità — e li traduce in trasformazioni visive lente e progressive.

L’idea era usare l’AI in modo diverso,” racconta Arihant. “Non come qualcosa che ti dice cosa fare, ma come una fonte riflessiva che aggiunge significato.”

Marangoni DW 62

Queste trasformazioni non sono immediate né invasive: si sviluppano nel tempo, creando un linguaggio silenzioso che riflette lo stato delle connessioni emotive dell’utente.

Non volevo che fosse un oggetto che interrompe o ricorda qualcosa,” spiega. “Diventa più uno specchio, che ti aiuta a capire le tue relazioni giorno dopo giorno.

Il design del fiore: estetica, interazione e ispirazione Alessi

Il progetto prende forma attraverso un elemento naturale: il fiore. Questa scelta nasce da una riflessione sull’interazione, fortemente influenzata dal linguaggio progettuale di Alessi.

Gli oggetti Alessi hanno questa qualità: vuoi toccarli, interagirci,” racconta. “Questo mi ha portato a creare qualcosa che fosse anche un compagno, non solo un oggetto.”

La scelta della Calla Lily, in particolare, risponde sia a esigenze estetiche che funzionali.

Cercando una forma che potesse muoversi in modo semplice ma elegante, sono arrivato alla Calla Lily. Ha una geometria molto pulita, molto ‘Alessi’, e un movimento naturale che potevo tradurre nel progetto.”

Il risultato è un equilibrio tra simbolo e funzione, dove il fiore diventa interfaccia emotiva e non semplice decorazione.

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L’idea dietro Connexio: tra distanza emotiva e tecnologia riflessiva

All’origine del progetto c’è un’esperienza personale: il trasferimento all’estero e il senso di distanza dalle persone care.

Era la prima volta che mi trasferivo fuori dal mio Paese e sentivo molto la mancanza di casa,” racconta Arihant. “Quando abbiamo iniziato a lavorare sugli ‘oracoli’, ho capito che volevo fare qualcosa legato alle relazioni umane.”

Il brief ha quindi incontrato un vissuto reale, trasformandosi in una riflessione progettuale più ampia.

Non sono mai stato un grande fan dell’intelligenza artificiale,” aggiunge. “Per questo ho voluto usarla in un modo che potesse davvero aggiungere valore emotivo.”

Le sfide progettuali: equilibrio tra tecnologia ed esperienza umana

Progettare Connexio ha significato confrontarsi con una sfida complessa: integrare product design, tecnologia e dimensione emotiva.

La parte più difficile è stata mantenere l’essere umano al centro,” spiega. “Volevo che l’oggetto ricordasse le persone a cui tieni, ma senza forzarti o disturbarti.”

Per questo, la tecnologia è stata pensata come discreta e passiva.

Non deve mai interferire,” continua. “È qualcosa che ti accompagna e ti aiuta a riflettere sulle tue relazioni, in modo naturale.”

Dallo sviluppo alla Design Week: un’esperienza formativa completa

Il progetto è stato sviluppato all’interno dell’Istituto Marangoni Milano Design attraverso un processo fatto di sperimentazione e confronto continuo.

È stato un percorso molto dinamico,” racconta. “All’inizio abbiamo frainteso alcune parti del brief, ma superare questi ostacoli e vedere il progetto prendere forma è stato molto stimolante.

Fondamentale è stato il dialogo con docenti e collaboratori: “il confronto costante e il vedere punti di vista diversi mi ha aiutato tantissimo a sviluppare il progetto.

La presentazione alla Milan Design Week 2026 rappresenta il culmine di questo percorso.

È stato uno dei miei più grandi traguardi,” conclude. “Ho sempre sognato di partecipare come visitatore, quindi essere lì come designer è stato davvero emozionante. A livello professionale ho imparato tutto il processo, dal prototipo al lavoro in team. È stata un’esperienza completa.”

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Fendi Design Prize 2026: Gustav Craft vince con VIA

Istituto Marangoni Milano Design celebra un risultato di grande rilievo: Gustav Craft, studente svedese del terzo anno in Product Design, è il vincitore del Fendi Design Prize 2026, uno dei riconoscimenti più ambiti per i designer della nuova generazione.

Il premio è stato assegnato il 19 aprile e include un contributo di 50mila euro, pensato per sostenere concretamente il percorso professionale del vincitore. Un riconoscimento che non premia solo un progetto, ma una direzione progettuale precisa: quella che guarda al passato per costruire il futuro.

VIA

Il progetto VIA: il design come infrastruttura del tempo

VIA non è semplicemente una collezione di arredi. È un sistema. Un linguaggio. Una presa di posizione.

Alla base c’è un’intuizione tanto semplice quanto radicale: il design può funzionare come un’infrastruttura, proprio come le strade romane. Non decorazione, ma struttura. Non superficie, ma costruzione.

Il punto di partenza è il sampietrino, elemento iconico e quotidiano della città di Roma. Un oggetto attraversato da milioni di passi, spesso invisibile proprio perché sempre presente. Gustav Craft lo riporta al centro della riflessione progettuale, trasformandolo in un codice generativo.

Da qui prende forma una collezione coerente, in cui ogni elemento deriva dalla stessa matrice concettuale:

  • Le sedute reinterpretano la pavimentazione urbana attraverso un intreccio in pelle Selleria: ogni fascia è una pietra, ognincrocio una giunzione.
  • Le strutture in acciaio evocano la razionalità della pianificazione romana, con saldature visibili che diventano segno identitario.
  • Il tappeto offre una visione aerea della città: una griglia irregolare di pieni e vuoti, animata da tonalità che richiamano la luce calda e materica di Roma.
  • Lo specchio, infine, poggia su un blocco di basalto: il peso della storia che sostiene l’immagine del presente.

In VIA, ogni elemento dialoga con gli altri. Non esistono oggetti isolati, ma parti di un ecosistema progettuale che riflette su una domanda essenziale: cosa significa progettare qualcosa destinato a durare?

La risposta è sorprendentemente essenziale: costruire con intenzione, precisione e tempo. Esattamente come si faceva duemila anni fa.

Via poltrone

 

Oltre il premio

Il successo di VIA non è solo una vittoria individual. È il segnale di un modo di intendere il design: come disciplina capace di tenere insieme memoria e innovazione, materia e visione, cultura e industria.

In un momento storico in cui tutto sembra accelerare, VIA invita a rallentare e guardare a terra. A riconoscere ciò che è sempre stato sotto i nostri piedi. E a trasformarlo, con consapevolezza, in progetto.

In questo scenario, Istituto Marangoni Milano Design conferma la propria capacità di dialogare in modo concreto e continuo con il mondo produttivo, favorendo un confronto diretto tra studenti e aziende e trasformando la formazione in un’esperienza progettuale reale. Un approccio che consente ai designer emergenti di misurarsi con sfide autentiche e di sviluppare visioni rilevanti per l’industria contemporanea.

Perché, in fondo, il futuro del design potrebbe essere già scritto. Basta saper leggere le tracce lasciate dalle pietre.

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