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Chi è un Fashion Buyer?

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Chi è un Fashion Buyer?

Una professione a 360° fra creatività, cultura e competenze tecniche
19 dicembre 2025
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Creatività, spirito visionario, cultura ma anche precisione e perfetta maîtrise degli strumenti tecnici digitali: è questo linsieme di competenze richieste oggi a un fashion buyer. Una professionalità multidimensionale, che presuppone una formazione di altissimo livello per accedere a un mestiere che, indubbiamente, è tra quelli che più influenzano i trend di moda e hanno un impatto sul nostro modo di vestire. 

Scoprite dinamiche e opportunità di questo mestiere di moda grazie agli insight di due affermati professionisti del settore.  

Chi è il Fashion Buyer? 

Fashion buyer…Cosa si nasconde dietro questa terminologia? «I professionisti che acquistano collezioni o prodotti per strutture retail fische o online », spiega Stefano Sorci, Fashion Buyer e Course Leader di Istituto Marangoni Milano

Ma cosa significa, concretamente, svolgere questa professione? 

« Il buyer seleziona le collezioni e i capi più adatti per un negozio o una catena di punti-vendita - spiega Carlos Gago Rodriguez, Fashion Buyer, Art Director e Tutor a Istituto Marangoni Milano - può ricercare nuovi brand, costruire una selezione coerente per una boutique multibrand, oppure scegliere i capi più rappresentativi all’interno della collezione di un singolo marchio. E’ un lavoro di autentico editing: individuare cio’ che meglio rispecchia lo stile del negozio e le esigenze dei suoi consumatori ».  

Un ruolo stimolante, che richiede, sottolinea Rodriguez, «conoscenze tecniche (moda, merceologia, economia, design), intuizione e sensibilità estetica, capacità di anticipare i trend e di leggere i comportamenti dei consumatori ». 

I requisiti per diventare un ottimo Buyer 

Qual è il requisito numero uno? 

« Saper coniugare senso commerciale ed estetica; una forte capacità di pianificazione e gestione delle merci » afferma Stefano Sorci. 

Il perfetto Buyer, lo si sarà capito, combina logica ed emozione. « Deve possedere una grande sensibilià estetica e una cultura solida, che gli permettano di interpretare i trend e di intuirne l’importanza nel medio e lungo termine. Ma non basta - prosegue Rodriguez - deve sfoggiare una logica nella costruzione del merchandise mix: cosa abbinare, cosa proporre insieme, come raccontare un messaggio attraverso i prodotti. Il buyer è come un direttore d’orchestra: i brand sono i diversi strumenti che devono armonizzarsi insieme».  

Un aneddoto emblematico 

Un buyer multibrand, visitando vari showroom, intuì che i Moon Boot potevano evolvere da scarponi tecnici a prodotto fashion. Il sell-through fu altissimo: le calzature venivano indossate anche in città, con pellicce vegane. Ma dopo tre stagioni, osservando un calo dellinteresse, ridusse gli ordini. 
«È un esempio perfetto di quanto contino intuizione, osservazione e capacità di analisi», commenta Rodriguez. 

Cultura e AI: gli strumenti del buyer 

Per tenersi constantemente informato e « fiutare » i movimenti, le aspirazioni, i gusti della società il buyer deve coltivare una cultura ampia: arte, cinema, mostre, storia del costume. « Senza una sensibilità estetica allenata, il buyer rischia di diventare tecnico e asettico” », avverte Carlos Gago Rodriguez. 

Allo stesso tempo, le competenze tecniche sono imprescindibili. «È fondamentale conoscere a fondo gli strumenti digitali: molte piattaforme di buying integrano oggi lIntelligenza Artificiale», ricorda Stefano Sorci. 

Una carriera internazionale e in continua evoluzione 

Richiestissimi da multibrand, department store, e-commerce e dagli stessi brand — ai quali spesso portano insight e idee — i fashion buyer lavorano in un contesto internazionale. Viaggi, fiere di settore, saloni, Fashion Week: mobilità e curiosità sono essenziali. 
La carriera può evolvere rapidamente: da Buyer a Buyer Manager, fino a Buying Director o Buying Coordinator. 

La giornata tipo di un Fashion Buyer 

Intesa, dinamica, molto varia. 

Durante le campagne vendita: appuntamenti negli showroom, analisi dei dati delle stagioni precedenti, visione delle nuove collezioni, preselezioni, definizione dei pesi riga, taglie e varianti. 
Durante l’anno: monitoraggio costante delle performance dei prodotti, analisi quantitative (budget, prezzo medio scontrino) e qualitative (intuizione, creatività, percezione dei trend), ricerca di brand alternativi se quelli presenti funzionano poco, pianificazione del merchandising. 

TUTTE LE DOMANDE CHE POTRESTE FARVI  

Il fashion buyer crea i trend o li interpreta? 
Li intercetta e li interpreta, adattandoli al contesto della propria realtà professionale. 

È difficile trovare lavoro? 
Non particolarmente, ma è essenziale una solida esperienza di vendita diretta in negozio. 

Retail fisico e online: quali differenze? 
Le logiche sono simili, ma cambiano target e portata geografica. Nel lusso, tuttavia, l’online non sostituisce il negozio: 
Non si vendono solo abiti, ma idee, identità, esperienze. Il punto vendita resta il cuore della relazione. 

Quanto conta il network, soprattutto sui social? 
Molto. Oggi è uno strumento fondamentale per intercettare i trend e dialogare con la community. 

Quali percorsi formativi sono più indicati e quali competenze risultano imprescindibili? 
Formazioni accademiche in Fashion Management rappresentano la base ideale (sia triennali che master), ma è fondamentale integrare insegnamenti specifici del settore moda. Tra le competenze imprescindibili: la capacità di riconoscere materiali e lavorazioni, comprendere la costruzione dei capi e valutare la qualità dei prodotti. 

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