Istituto Marangoni Firenze
All'Istituto Marangoni Firenze, il MĪRĀBĬLIS Fashion Show 2026 presenta otto collezioni degli studenti all'interno delle Sale del Ninfeo di Palazzo Corsini, esplorando percezione, trompe-l’œil, corpo e natura attraverso la ricerca sui materiali, inaugurando al contempo il percorso per il decimo anniversario della scuola all'insegna dell'innovazione tessile contemporanea a Firenze e della formazione nel design.
Presentato il 2 luglio all'interno del Ninfeo di Palazzo Corsini, MĪRĀBĬLIS è il Fashion Show 2026 di Istituto Marangoni Firenze e una riflessione su come la moda possa plasmare il modo in cui la realtà viene osservata, vissuta e interpretata. Il titolo deriva dal latino mirari, che significa “guardare”, e pone l'atto del vedere al centro del progetto. A partire da questo presupposto, la sfilata sviluppa un dialogo tra percezione, illusione e rappresentazione, utilizzando il linguaggio visivo del trompe-l’œil come strumento progettuale piuttosto che come effetto decorativo.

La scelta di Palazzo Corsini rafforza il concept. Le sue sale affrescate e il contesto architettonico immersivo creano uno spazio in cui natura, decorazione e prospettiva mettono già in discussione la percezione dello spettatore. In questo contesto, le otto collezioni degli studenti — quattro di moda maschile e quattro di moda femminile — esplorano la relazione tra corpo, identità, memoria, natura e trasformazione dei materiali. Attraverso silhouette, tecniche di costruzione e approcci visivi differenti, MĪRĀBĬLIS presenta la passerella come un'esperienza culturale: un luogo in cui gli abiti non si limitano a essere mostrati, ma invitano il pubblico a interrogarsi su ciò che vede e sul modo in cui lo percepisce.

MĪRĀBĬLIS non è concepito come una sfilata di moda isolata, ma come il momento inaugurale di un percorso più ampio per Istituto Marangoni Firenze. Il Fashion Show 2026 dà inizio al percorso verso il decimo anniversario della scuola, che proseguirà in autunno con una mostra dedicata ai progetti di tutti i dipartimenti. In questo senso, la sfilata diventa il primo capitolo di una narrazione istituzionale più ampia: un racconto che collega moda, arte, formazione e identità in continua evoluzione della scuola di Firenze.

Questo percorso guarda anche a una nuova fase di sviluppo attraverso il futuro polo di Palazzo Ricasoli, la cui apertura è prevista a partire da dicembre 2026 in Piazza Goldoni, a pochi passi dalla sede principale della scuola. Dedicato alle arti tessili contemporanee, il nuovo spazio si estenderà su una superficie di circa 300 metri quadrati e si concentrerà su maglieria, ricamo, sperimentazione tessile, prototipazione e ricerca interdisciplinare. La sua collocazione all'interno di un edificio storico fiorentino, che comprende ambienti con elementi architettonici originali e un soffitto affrescato, crea un dialogo diretto tra patrimonio storico e innovazione. Palazzo Ricasoli esprime una visione precisa: la formazione nella moda come punto d'incontro tra ricerca culturale, artigianalità, sperimentazione contemporanea e competenze future dell'industria della moda.

Il fondamento accademico di MĪRĀBĬLIS prende avvio da un riferimento condiviso: il sensibile, sviluppato a partire dalla riflessione di Emanuele Coccia sulla percezione, sull'esperienza e sulla costruzione della realtà. All'interno del processo creativo degli studenti, questo concetto diventa un campo di indagine comune. Invita ogni designer a riflettere su come gli esseri umani vivano l'esperienza sensoriale, su come la percezione si trasformi in linguaggio e su come la moda possa tradurre stati invisibili di consapevolezza in forme materiali.

Il risultato è un progetto formativo che combina ricerca teorica, sviluppo progettuale e pratica laboratoriale. Le otto collezioni presentate durante il Fashion Show 2026 sono il risultato di una sperimentazione su materiali, costruzione sartoriale e relazione tra corpo, identità e natura. Guidato da Francesca Giulia Tavanti, Director of Education, il progetto riflette un approccio accademico in cui il pensiero creativo è inseparabile dalla realizzazione pratica.

Questo metodo si collega anche al futuro polo di Palazzo Ricasoli, dove i laboratori dedicati a modellistica, cucito, lavorazione tessile, ricamo, prototipazione e collaborazione interdisciplinare rafforzeranno la dimensione pratica della scuola. In questo contesto, MĪRĀBĬLIS presenta la formazione nella moda come un processo in cui riflessione filosofica, sapere artigianale e ricerca progettuale contemporanea si incontrano all'interno dell'atelier.
Il MĪRĀBĬLIS Fashion Show è sostenuto da partner che riflettono i valori di eccellenza, ricerca e savoir-faire al centro dell'identità di Istituto Marangoni Firenze. Per l'evento, Santoni L’Aperitivo partecipa in qualità di Beverage Event Partner, accompagnando l'esperienza del cocktail, mentre Fabio Colucci e Monacelli partecipano come Sponsor Tecnici, contribuendo con la loro esperienza nel grooming e nel make-up all'identità visiva complessiva della sfilata.


Mater di Arianna Corrias si ispira alla figura della madre sarda, intesa come simbolo di forza e pilastro della società. La collezione si collega inoltre all'opera dell'artista Costantino Nivola, in particolare alla sua serie Madri Mediterranee.
La ricerca sui materiali evoca il folklore sardo attraverso l'utilizzo di tessuti come il velluto, combinati con elementi decorativi tra cui la filigrana sarda. Questi riferimenti non vengono trattati come semplici ornamenti, ma come espressioni dirette della memoria culturale e dell'identità.
Attraverso Mater, la designer trasforma il patrimonio culturale in un linguaggio contemporaneo della moda. La collezione riflette sui temi della maternità, della protezione e della continuità sociale, traducendo al contempo i codici visivi della tradizione sarda in capi che raccontano appartenenza, resilienza e memoria collettiva.
I:N di Kangsan Lee trae ispirazione dal concetto di “persona” di Carl Gustav Jung, interpretato come un abito in sé.
Attraverso il linguaggio della sartoria, la collezione si sviluppa in tre fasi: tensione, adattamento e liberazione. Queste fasi si esprimono attraverso la costruzione dei capi e il modo in cui ciascuno di essi interagisce con il corpo. Materiali come la tela di crine svolgono un ruolo centrale grazie alla loro capacità di prendere gradualmente forma attorno a chi li indossa, mentre tessuti classici come lana, cashmere e gabardine di cotone contribuiscono a definire un'estetica rigorosa e controllata.
Al centro di I:N vi è il desiderio di preservare la propria essenza modulandone al contempo l'espressione. La collezione suggerisce che gli abiti non trasformano l'individuo, ma ne traducono l'identità. In questa visione, la sartoria diventa uno strumento per rivelare l'identità senza cancellarla.
Opasana di Karla Musladin trae ispirazione dalla Repubblica di Dubrovnik, dove l'abbigliamento non rappresentava soltanto un segno visivo, ma costituiva anche una parte integrante del sistema sociale. Anziché affrontare questo contesto storico come un riferimento puramente iconografico, la collezione lo interpreta come una struttura culturale.
Sviluppata come collezione di moda maschile, Opasana si costruisce attorno all'idea di avvolgere il corpo. Il titolo fa riferimento alla cintura tradizionale indossata in vita, assumendo al contempo un significato simbolico legato a protezione, struttura e controllo.
Attraverso questo concetto, la collezione indaga come gli abiti possano definire il corpo, regolare il movimento ed esprimere l'identità sociale. Opasana trasforma un riferimento storico in una riflessione contemporanea sulla moda maschile, utilizzando costruzione, sovrapposizione e rigore per esplorare la relazione tra abbigliamento, autorità e rappresentazione di sé.
Con EWE, Kendall Lea Spitz esplora come la moda possa diventare un atto di gratitudine piuttosto che di sfruttamento. Il titolo fa riferimento alla parola hawaiana che significa “pecora” e rende omaggio sia agli animali la cui lana dà forma alla collezione, sia ai paesaggi che abitano.
Ispirata all'abbigliamento pastorale, agli ambienti rurali e all'interdipendenza tra esseri umani, animali e territorio, la collezione riunisce riferimenti a pecore, fieno, fiori e animali da lavoro, interpretandoli come simboli di cura. Attraverso tecniche di infeltrimento applicate alla lana raccolta da pecore salvate, la fibra diventa una narrazione materica che conserva la traccia dell'animale.
Il risultato è un archivio vivente di texture, memoria e responsabilità. EWE invita gli spettatori a riconsiderare il ruolo degli animali e dell'ambiente all'interno del sistema moda, proponendo un linguaggio progettuale radicato nel rispetto, nella reciprocità e nella consapevolezza ecologica.
La Forma del Sentire di Matilde Bonechi prende avvio da una riflessione teorica ispirata al saggio Pensiero Lombare di Umberto Eco, per poi svilupparsi in uno studio delle silhouette maschili tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo.
La collezione si concentra sul denim come materiale quotidiano capace di trasformarsi nel tempo, traendo al contempo ispirazione dall'abbigliamento dei pescatori delle Isole Aran, un riferimento che apre il progetto alla ricerca sulla maglieria. Attraverso il lavoro al telaio, la designer crea un tessuto ibrido che combina denim e maglieria, ricostruendo la texture del denim attraverso filati di lana.
Questo dialogo tra memoria dei materiali e sperimentazione contemporanea conferisce alla collezione la sua identità distintiva. La Forma del Sentire indaga come le tecniche di lavorazione tradizionali possano essere reinterpretate attraverso un nuovo linguaggio tessile, in cui il tessuto diventa un ponte tra storia, gesto e percezione.
Oltre il Filo di Matilde Gori è una collezione di maglieria maschile che esplora la rigenerazione come processo continuo di trasformazione, sia della materia che dell'identità.
Il progetto prende avvio da un ricordo personale legato al nonno della designer, che lavorava come commerciante di stracci nel distretto tessile di Prato. A partire da questo ricordo, la collezione prende forma attraverso l'utilizzo di un unico filato rigenerato, composto per il 98% da cashmere e per il 2% da lana. Questo materiale diventa il simbolo di una tradizione che trasforma fibre precedentemente utilizzate in nuove risorse creative.
Texture, tecniche e colori si ispirano alla Fiber Art. La palette si costruisce attraverso contaminazioni, transizioni cromatiche e contrasti che riflettono l'idea di una materia in costante evoluzione. Attraverso la maglieria e il cashmere rigenerato, Oltre il Filo mette in discussione i codici tradizionali della moda maschile, proponendo una visione della mascolinità più sensibile, vulnerabile ed emotivamente espressiva.
Unexpected Armor di Monica Beduzzi trae ispirazione dal tempo come forza incontrollabile che agisce sugli oggetti e sui corpi. La collezione indaga i processi di trasformazione, deterioramento e alterazione graduale della materia.
Questa tensione si traduce in un linguaggio materico fatto di texture, manipolazione dei tessuti e sperimentazione, in cui il deterioramento diventa un elemento generativo piuttosto che un segno di perdita. La tecnica della cristallizzazione viene utilizzata per creare effetti di accumulo e stratificazione superficiale, evocando la formazione della muffa.
Attraverso questo processo, il deterioramento si trasforma in protezione, dando origine all'idea di un'“armatura inaspettata”. La collezione riflette su fragilità, resistenza e scorrere del tempo, trasformando superfici danneggiate o alterate in simboli di difesa. In Unexpected Armor, la materia diventa al tempo stesso vulnerabile e potente, rivelando la bellezza attraverso la trasformazione.
The Performed Self di Sara Peng esplora una condizione psicologica sempre più evidente nella società contemporanea: la tendenza a compiacere gli altri a discapito della propria identità.
Il progetto trae ispirazione dal lavoro dell'artista Philippe Soussan e dai suoi esperimenti con l'illusione ottica. I capi sono costruiti attraverso un doppio strato. Lo strato interno è uniforme e rappresenta la maschera sociale, mentre quello esterno è distorto ed espanso, rivelando visivamente la dimensione repressa del sé.
Materiali di uso quotidiano come cotone, lana e popeline vengono combinati con elementi strutturali come il filo metallico, creando un effetto tridimensionale amplificato. Attraverso questa costruzione visiva e materica, The Performed Self riflette su identità, performance e repressione emotiva, trasformando l'abito in uno spazio in cui il sé visibile e quello nascosto coesistono.