Insieme a Fondazione Sozzani per una moda più consapevole
I’M Conscious 2026 esplora il riuso come gesto creativo e culturale, trasformando materiali, oggetti e immaginari esistenti in nuove visioni per una moda più consapevole.
Come può oggi un designer generare nuovi immaginari senza produrre sprechi? Hype Cycling, tema della terza edizione di I'M Conscious, il progetto sviluppato da Istituto Marangoni Milano in collaborazione con Fondazione Sozzani, nasce da questo interrogativo. Un invito a ripensare il valore degli oggetti, mettere in discussione la cultura dell'usa e getta e riscoprire il potenziale creativo di ciò che già esiste. In un momento storico segnato dalla sovrapproduzione e da un consumo sempre più accelerato, I'M Conscious si conferma un laboratorio di ricerca dedicato alle sfide più urgenti che attraversano oggi moda, beauty e design. Il tema Hype Cycling sposta l'attenzione dal concetto di novità a quello di trasformazione. Il riuso non è più soltanto una scelta produttiva, ma costituisce un autentico approccio culturale che suggerisce nuove estetiche e prospettive per le industrie del lusso e della creazione.

La collaborazione con Fondazione Sozzani rafforza la dimensione culturale del progetto. Da oltre trent'anni la Fondazione promuove il dialogo tra moda, fotografia, arte e design, sostenendo la ricerca come strumento per leggere il presente e comprendere le evoluzioni del settore. In questo contesto, il ruolo di Sara Sozzani Maino, Creative Director della Fondazione, è fondamentale nel valorizzare i talenti emergenti, con l'obiettivo di formare professionisti capaci non solo di rispondere alle esigenze dell'industria, ma anche di metterne in discussione i modelli, proponendo nuove prospettive progettuali.
“Il progetto I'M Conscious è nato dalla convinzione che oggi sia estremamente importante educare le nuove generazioni a essere più responsabili” – spiega Sara Sozzani Maino – “Credo che questa fase della loro vita, quella scolastica e formativa, sia il momento giusto per avvicinarli ai temi della responsabilità e della consapevolezza rispetto alle sfide che dovranno affrontare in futuro.”
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Le opere selezionate dimostrano come la sostenibilità possa diventare un terreno di sperimentazione. Nei progetti vincitori il riuso diventa un modo per interrogare il sistema della moda e le dinamiche che alimentano il desiderio di consumo. C'è chi lavora sulla reinterpretazione dei materiali, chi sulla ridefinizione del significato degli oggetti e chi sulla comunicazione della sostenibilità, con una dimensione critica oltre che creativa. Con una parola-chiave che emerge e accomuna queste visioni: trasformazione.
Replay prende forma all'interno delle piccole botteghe di quartiere, dove gli oggetti destinati alla vendita vengono temporaneamente sottratti alla loro funzione originaria per trasformarsi in abiti e strumenti di narrazione visiva. Attraverso lo styling e l'upcycling, il progetto restituisce valore a luoghi e oggetti spesso invisibili, trasformando il negozio in un set fotografico e il commercio di prossimità in una riflessione sul rapporto tra merce, identità e desiderio. Le influenze di Marcel Duchamp, Barbara Kruger, Banksy e Virgil Abloh contribuiscono a costruire un racconto in cui la moda diventa un linguaggio critico prima ancora che estetico e a sviluppare una riflessione sul rapporto tra merce, immagine e desiderio.
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Natalia Walton trasforma tende, sacchi a pelo, zaini e altri equipaggiamenti outdoor dismessi in una collezione contemporanea. After the Outdoors conserva volutamente cinghie, cuciture, fibbie e segni del precedente utilizzo, facendo della memoria del materiale un elemento progettuale. L'estetica richiama il linguaggio dell'outdoor e del gorpcore, oggi molto in voga, ma il messaggio va oltre la tendenza: il progetto mette in discussione l'idea che il nuovo rappresenti sempre un valore supplementare e dimostra come la moda possa generare qualità attraverso la reinterpretazione di ciò che già esiste.
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Per Šárka Němečková la trasformazione passa dalla comunicazione. Sviluppato per la maison di profumi coreana Born to Stand Out, This is Trash ripensa il modo in cui un brand beauty racconta la sostenibilità, superando le retoriche del greenwashing e l'abuso di slogan rassicuranti. Attraverso un sistema di packaging e shopping bag a edizione limitata, il progetto utilizza un linguaggio visivo diretto e provocatorio: la confezione non nasconde il proprio destino di rifiuto, ma lo dichiara apertamente, trasformando il packaging in uno strumento di consapevolezza. Il risultato è un cambio di prospettiva che non interviene sul prodotto, ma sull'immaginario con cui il lusso comunica responsabilità ambientale, dimostrando come anche branding e visual identity possano contribuire a costruire una cultura della sostenibilità.
