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Milano la scuola di moda

Un incontro esclusivo tra tradizione italiana e moda contemporanea

Studiare moda all’Istituto Marangoni Milano significa immergersi nella tradizione della primissima sede dell'istituto, fulcro della moda italiana contemporanea e del prêt-à-porter. Gli studenti avranno l'opportunità di esplorare la cultura del “Made in Italy” e le ultime tendenze, ispirate a un'attenta ricerca e sperimentazione e in grado di unire il lusso artigianale e la cura dei dettagli a effetti sorprendenti. Forti di una lunga esperienza e di un atteggiamento creativo e lungimirante nei confronti del design come del business, la città e la scuola hanno raggiunto una posizione di spicco nel panorama della moda internazionale. Gli studenti di IM Milano prendono parte a progetti speciali sviluppati con maison prestigiose, un'esperienza inestimabile che li aiuterà ad accedere alla fase successiva del loro viaggio nel mondo della moda.

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Scopri Istituto Marangoni Milano attraverso i video, dove il patrimonio italiano incontra la moda contemporanea e l’eccellenza del Made in Italy. Scopri come gli studenti combinano artigianato di lusso, innovazione nel design e progetti esclusivi con i principali brand della moda nella capitale mondiale dello stile.

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Inside Camparino: la lezione di hospitality per Istituto Marangoni Milano

Camparino in Galleria è un dei lughi che meglio incarna lo spirito dell’accoglienza milanese: un punto di incontro dove la tradizione si rinnova costantemente attraverso nuove proposte. Per gli studenti del Master in Fashion & Luxury Brand Management for Hospitality di Istituto Marangoni Milano questo locale storico, punto di riferimento di una clientela internazionale, rappresenta un osservatorio privilegiato per comprendere da vicino i meccanismi, e i segreti, di un’ hospitality capace di trasformare ogni momento in un’esperienza memorabile.

Ne parliamo con Tommaso Cecca, Global Head of Camparino Licensing & Mixology.

Camparino è spesso descritto come un luogo più che un semplice bar. Come definirebbe la sua identità nel panorama contemporaneo dell’hospitality?

Camparino è prima di tutto un luogo simbolico. Rappresenta Milano, ne incarna lo spirito, il ritmo e il senso di eleganza. È la casa di Campari, affacciata sul suo storico ingresso liberty, rimasto pressoché intatto dal 1915, e da oltre un secolo è un punto di incontro naturale tra generazioni, culture e sensibilità diverse. La sua identità vive in un equilibrio molto sottile tra autenticità e immediatezza. Camparino custodisce riti e gesti che appartengono alla storia dell’aperitivo milanese, ma li restituisce con naturalezza, senza nostalgia o artifici. L’ospitalità è pensata come una risposta concreta ai desideri del presente, senza compromettere l’identità del prodotto e del luogo. È un servizio riconoscibile, costruito su dettagli iconici (come la giacca bianca) che rimandano a un’idea di esclusività tipicamente milanese. Oggi Camparino è un’esperienza che accompagna l’ospite lungo l’intero arco della giornata, dalla colazione al dopo cena. La proposta gastronomica e di mixology dialoga con il contemporaneo: i cocktail reinterpretano Campari proiettandolo nel futuro della miscelazione, mentre la cucina resta profondamente legata alla tradizione milanese, riletta con uno sguardo attuale.

Quanto conta il concetto di “rituale” nella vostra esperienza cliente?

E’ centrale, ma va inteso come autenticità del gesto e convive con la dinamicità di una città moderna. Camparino è un teatro quotidiano dove da oltre 110 anni va in scena la quintessenza dell’aperitivo milanese. Ogni cocktail ha il suo rituale, anche al tavolo. Il rito aiuta a dare consapevolezza al momento del bere e a valorizzarne la dimensione sensoriale. Certi gesti e certe modalità fanno parte della sua storia e del suo savoir-faire.

Quali sono gli elementi chiave che rendono l’accoglienza da Camparino unica rispetto ad altri luoghi iconici?

Il primo elemento è il luogo. La Galleria Vittorio Emanuele II non è una semplice cornice, ma parte integrante dell’esperienza. Amplifica il valore simbolico e culturale di Camparino e ne definisce profondamente l’identità. Il secondo elemento sono le persone. Senza il team che ogni giorno anima il locale, Camparino non esisterebbe. L’ospitalità prende forma attraverso chi accoglie, racconta, serve e interpreta il luogo con consapevolezza. Il terzo elemento è l’heritage di Campari, che qui ha le sue radici. A questo si aggiunge una dimensione contemporanea fatta di collaborazioni e progetti culturali, da Alessi a Italy Segreta, fino alla partecipazione ai festival di Cannes e Venezia, e al dialogo con istituzioni culturalmente affini come Istituto Marangoni. Il libro che presto verrà pubblicato, il primo dedicato a Camparino, sarà la sintesi di questo percorso.

Come cambia il vostro approccio all’ospitalità tra un cliente abituale milanese e un visitatore internazionale?

Camparino non fa distinzioni. Cambia piuttosto la declinazione dell’esperienza. Chi desidera una pausa più intima sceglie la Sala Spiritello, mentre chi cerca un’esperienza più dinamica può vivere momenti esclusivi in Sala Gaspare. I numeri cambiano (circa mille persone al giorno al Bar di Passo, un centinaio in Sala Spiritello, pochi ospiti in Sala Gaspare), ma il cliente può essere lo stesso in momenti diversi della sua relazione con il luogo. Camparino è un punto di osservazione privilegiato sulla città. Qui l’Italian lifestyle non è costruito, ma vissuto ogni giorno, nei gesti, nei colori, nella relazione tra spazio e persone, con il Rosso Campari che attraversa visivamente e simbolicamente tutta l’esperienza.

Come bilanciate tradizione e innovazione?

Continuando a innovare, senza rinunciare ai capisaldi. Accanto a rituali intoccabili come il Campari Seltz, lo Shakerato o il risotto alla milanese, ogni stagione introduce nuove proposte. La chiave è evitare il banale e accettare anche il rischio. Alcuni progetti inizialmente spiazzanti diventano poi successi duraturi: l’innovazione richiede tempo, ascolto e fiducia.

Quanto conta la narrazione dietro un drink nell’esperienza complessiva del cliente?

Moltissimo. La narrazione distingue un consumo casuale da un’esperienza di marca. Raccontare un drink significa dare profondità e memoria al gesto del bere, permettendo al cliente di scegliere in modo più consapevole. Per questo Camparino lavora su diversi livelli di storytelling, adattandoli ai flussi e alla durata dell’esperienza.

C’è un cocktail che rappresenta l’anima di Camparino oggi?

Il Campari Seltz. È il gesto originario, il rituale fondativo dell’aperitivo milanese. Una ricetta apparentemente essenziale – Campari e seltz – che racchiude tecnica, gesto e visione. Servito fin dal 1915 con una preparazione rigorosa, rappresenta ancora oggi la forma più pura e autentica dell’identità di Camparino.

Come immagina l’evoluzione dell’hospitality di alto livello nei prossimi anni?

Il cliente è diventato sempre più consapevole e selettivo. Questo ha reso il mercato più competitivo e ha spinto l’hospitality verso esperienze meno casuali nella scelta del consumatore. Stiamo passando da luoghi di consumo a vere e proprie destinazioni. Questa consapevolezza porterà a un ritorno alla qualità. La sfida sarà mantenere centrale il valore delle persone, evitando che l’ospitalità diventi costruita o distante. Il futuro potrebbe essere ibrido: capace di unire desiderabilità, accessibilità e autenticità.

Che ruolo avranno ritualità e momenti condivisi in un mondo sempre più veloce e digitale?

Il digitale è oggi efficace nel raccontare la ritualità, ma la challenge è tradurlo nell’esperienza fisica, in un’ospitalità sempre più veloce e complessa. L’ospitalità vive anche di imprevisto e imperfezione: senza questi elementi rischia di diventare asettica. In questo contesto il marketing ha un ruolo chiave nel mantenere Camparino presente, curato e rilevante sui principali touchpoint digitali.

Come reinventare l’aperitivo per le nuove generazioni?

Partendo dall’ascolto e dall’educazione del palato. Comprendere le nuove sensibilità è essenziale per costruire proposte coerenti. Per le nuove generazioni, però, il prodotto da solo non basta. Raccontare un cocktail, le sue scelte e il suo legame con un contesto culturale è ciò che lo trasforma in un rituale condiviso.

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Istituto Marangoni x Cartier
Dopo anni di proficua collaborazione, l’Istituto Marangoni ha lanciato insieme a Cartier la prima straordinaria sfida studentesca tra campus.

Questo concorso unico nel suo genere ha riunito oltre 300 studenti di talento provenienti da 6 scuole IM di Parigi, Shanghai, Dubai, Londra, Milano e Mumbai, per riflettere sul tema: "Tradizione e nuove generazioni: reinventare l'eredità di Cartier per un pubblico globale di nuova generazione".

Nel corso del progetto, gli studenti hanno avuto l'opportunità di incontrare i team regionali di Cartier e di usufruire della loro consulenza. I 12 progetti migliori sono stati poi presentati a una giuria internazionale composta da membri selezionati del team dirigenziale di Cartier, tra cui il Vicepresidente Senior e Chief Marketing Officer, e hanno illustrato proposte creative di vario genere, avvalendosi di diversi mezzi espressivi e di una prospettiva interculturale.

Siamo lieti di annunciare che il progetto vincitore è "The Red Atelier" del campus di Parigi, mentre al secondo posto si è classificato "Love needs Actions" del campus di Shanghai. Ringraziamo tutti i partecipanti a questa sfida per la loro dedizione e il loro contributo.


Team vincitore: The Red Atelier, Scuola di Parigi

  • Nomi degli studenti: Dorleta Gutiérrez Sanz, Rachele De Marco e Diana Coronel

Istituto Marangoni Cartier winner

 

Team classificato al secondo posto: Love needs Actions, Scuola di Shanghai

  • Nomi degli studenti: Ouran Wang, Yihong Lai, Ademay Nauanova e Yu Xu.

Istituto Marangoni Cartier

Questo non è solo un progetto, è un percorso creativo che unisce la nostra comunità globale, dove le idee attraversano i continenti e la prossima generazione di innovatori plasma il futuro del lusso. 

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I'M MENTORS

I Mentor rappresentano un punto di riferimento strategico per i futuri talenti della moda, nonché fonte di ispirazione e guida per stimolare gli studenti ad affinare le loro capacità.

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t +39 02 3858 5247


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Istituto Marangoni Milano

Via Meravigli, 7, 20123 Milano MI