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Milano la scuola di design

La scuola di Design

Milano è sinonimo di design, e non c'è da stupirsi: la città unisce una ricca storia a un ruolo vitale e continuo nel panorama del design internazionale, sempre rispettoso del passato ma con un occhio rivolto al futuro. Questo approccio esclusivo alla ricerca e alla sperimentazione si riflette anche nella Milano Design School, dove i partecipanti potranno misurarsi in innumerevoli progetti, dagli arredi artigianali fino al design d'alta gamma per interni, oggetti e grafiche. Tutti i corsi tenuti all'Istituto Marangoni Milano Design si basano su un approccio estetico contemporaneo e sulla contaminazione con i settori della moda e del lusso, che permeano ogni angolo della città. Una cultura strettamente legata al distretto del design milanese e alla relativa comunità di designer creativi attratti a studiare, lavorare e vivere in questo ambiente fertile e produttivo, unendo design d'avanguardia e nuove tecnologie a un buon occhio per il business.

 

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Poltrona Frau per la DW 2026: nuove visioni dell’abitare contemporaneo

In occasione della Design Week 2026, Istituto Marangoni Milano Design presenta un progetto sviluppato in collaborazione con Poltrona Frau, che esplora nuove interpretazioni dell’abitare contemporaneo attraverso una serie di proposte di total living concepite dagli studenti dei Master in Interior Design, Interior Contract e Luxury Boutique Hotel Interior Design.

Il progetto trasforma una villa in una narrazione spaziale dinamica, articolata attraverso ambienti immersivi e multicontesto. In questo scenario, architettura, design e lifestyle convergono in sistemi reattivi, dove tecnologie integrate—sensori, illuminazione adattiva e interfacce digitali—permettono agli spazi di adattarsi in tempo reale alle esigenze degli utenti. Parallelamente, la ricerca materica costruisce un’esperienza sensoriale profonda, fatta di superfici, texture e dettagli che interpretano i valori di artigianalità e raffinatezza propri del brand. Ecco due dei progetti degli studenti.

ALENTO: l’architettura che respira

Progetto di Avi Arora

Con ALENTO, Avi Arora sviluppa una riflessione sull’architettura come sistema vivente, capace di adattarsi in modo naturale alle condizioni ambientali e alle esigenze quotidiane. Ambientato ad Ahmedabad, in un contesto climatico complesso, il progetto nasce dalla volontà di ripensare il comfort termico attraverso strategie passive e intelligenti.

L’idea centrale è quella di uno spazio “respirante”, in cui la villa non è più un contenitore statico ma un organismo che evolve nel tempo. Come spiega il designer, “ALENTO immagina la villa come un sistema vivente che risponde ai cambiamenti climatici e alle esigenze degli utenti”, creando un ambiente intuitivo e confortevole senza dipendere da sistemi meccanici invasivi.

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In questo processo, il dialogo con Poltrona Frau diventa fondamentale nel definire un linguaggio progettuale coerente. Più che un semplice riferimento formale, il brand viene reinterpretato attraverso i suoi valori fondanti: “artigianalità, proporzione e raffinatezza vengono tradotte in espressione spaziale”, con un’attenzione particolare alla qualità materica e alla dimensione tattile degli ambienti. La pelle, elemento iconico, diventa così guida per superfici e dettagli.

Una delle sfide principali riguarda l’integrazione della tecnologia, che viene affrontata evitando ogni eccesso espressivo. L’obiettivo, infatti, è quello di mantenere un equilibrio tra innovazione e identità: “la complessità è stata tradurre tecnologie sperimentali in un linguaggio architettonico coerente e raffinato”, dove la componente tecnica non sovrasta mai lo spazio.

Il risultato è un ambiente che reagisce in modo silenzioso e naturale. Lo spazio si adatta a luce, temperatura e presenza, offrendo un’esperienza fluida e quasi impercettibile: “l’utente non deve controllare lo spazio, è lo spazio che si prende cura dell’utente”, favorendo benessere, concentrazione e relax.

Pur includendo tecnologie ancora in fase di sviluppo, il progetto si inserisce in una visione concreta del futuro. Come sottolinea Arora, “molti di questi sistemi stanno evolvendo rapidamente”, aprendo alla possibilità che architetture adattive come ALENTO possano presto diventare realtà.

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Abitare Gen Z: identità, materia e connessione

Progetto di Maria Reiche

Se ALENTO esplora la dimensione ambientale e tecnologica, il progetto di Maria Reiche si concentra sulla relazione tra spazio, identità e cultura, interpretando le esigenze della Generazione Z.

Partendo dalla consapevolezza che si tratta della prima generazione completamente cresciuta nel mondo digitale, il progetto evidenzia un bisogno opposto e complementare: quello di autenticità. “La Gen Z cerca spazi che raccontino storie, capaci di unire memoria ed emozione”, dove materiali, texture e artigianalità convivono con tecnologie sostenibili.

La casa viene così reinterpretata come un ecosistema adattivo, in cui flessibilità e trasformazione diventano elementi chiave. Layout modulari, arredi trasformabili e ambienti sensoriali permettono allo spazio di evolversi insieme agli utenti: “ambienti che cambiano con le routine, le identità e gli impulsi creativi”, dando forma a un abitare dinamico e personale.

Il concept si sviluppa attorno all’idea di intreccio culturale, che diventa sia linguaggio progettuale sia metafora. Tradizioni colombiane e balcaniche si fondono con un approccio più rigoroso, creando un equilibrio tra spontaneità e precisione. In questo senso, “il weaving diventa un simbolo di connessione e bilanciamento”, capace di unire dimensione intima e collettiva.

La collaborazione con Poltrona Frau introduce una riflessione sul rapporto tra heritage e contemporaneità. Come sottolinea la designer, “la sfida era integrare l’identità di un brand storico e renderla parte della nostra generazione”, attraverso un processo di reinterpretazione dei suoi valori.

Anche il lavoro di gruppo e il confronto culturale diventano parte integrante del progetto: “unire identità diverse in uno spazio comune” si traduce nella creazione di ambienti inclusivi, in cui ciascuno possa riconoscersi.

L’esperienza finale è pensata per essere immediata e immersiva. L’obiettivo è che l’utente possa sentirsi parte dello spazio fin dal primo momento: “entrare e sentirsi a casa”, vivendo l’ambiente in modo naturale e spontaneo.

Guardando al futuro, il progetto immagina un’evoluzione dell’abitare basata su una relazione più consapevole tra spazio e individuo: “le case diventeranno sistemi vivi”, non dominati dalla tecnologia ma costruiti su un equilibrio tra materia, esperienza e quotidianità.

Una nuova idea di lusso

Attraverso questi progetti, emerge una visione dell’abitare come sistema dinamico e in continua evoluzione, capace di adattarsi a condizioni ambientali, identità culturali ed esigenze emotive.

Il dialogo con Poltrona Frau permette di costruire un ponte tra tradizione e innovazione, definendo un nuovo paradigma del lusso: un’esperienza non più statica, ma fluida, sensoriale e profondamente umana.

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Connexio: il fiore di Alessi alla DW 2026 che trasforma l’intelligenza artificiale in relazioni umane

Presentato in occasione della Milan Design Week 2026, Connexio è uno degli “oracoli domestici” sviluppati per Alessi, all’interno di una ricerca che esplora nuove modalità di interazione tra esseri umani e tecnologia.

Ideato in collaborazione con l’Istituto Italiano di Tecnologia e progettato da Kothari Arihant, studente del Master in Product & Furniture Design presso l’Istituto Marangoni Milano Design, il progetto si inserisce in un dibattito sempre più centrale: il ruolo dell’intelligenza artificiale nella sfera emotiva e quotidiana.

In un’epoca caratterizzata da una connessione digitale costante ma spesso superficiale, Connexio propone una tecnologia relazionale capace di rendere visibile l’invisibile.

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Come funziona Connexio: l’AI che interpreta le relazioni umane

Connexio dà forma fisica a un agente di intelligenza artificiale in grado di interpretare la qualità delle relazioni umane. Il sistema analizza i metadati delle interazioni sociali — come frequenza, intensità e continuità — e li traduce in trasformazioni visive lente e progressive.

L’idea era usare l’AI in modo diverso,” racconta Arihant. “Non come qualcosa che ti dice cosa fare, ma come una fonte riflessiva che aggiunge significato.”

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Queste trasformazioni non sono immediate né invasive: si sviluppano nel tempo, creando un linguaggio silenzioso che riflette lo stato delle connessioni emotive dell’utente.

Non volevo che fosse un oggetto che interrompe o ricorda qualcosa,” spiega. “Diventa più uno specchio, che ti aiuta a capire le tue relazioni giorno dopo giorno.

Il design del fiore: estetica, interazione e ispirazione Alessi

Il progetto prende forma attraverso un elemento naturale: il fiore. Questa scelta nasce da una riflessione sull’interazione, fortemente influenzata dal linguaggio progettuale di Alessi.

Gli oggetti Alessi hanno questa qualità: vuoi toccarli, interagirci,” racconta. “Questo mi ha portato a creare qualcosa che fosse anche un compagno, non solo un oggetto.”

La scelta della Calla Lily, in particolare, risponde sia a esigenze estetiche che funzionali.

Cercando una forma che potesse muoversi in modo semplice ma elegante, sono arrivato alla Calla Lily. Ha una geometria molto pulita, molto ‘Alessi’, e un movimento naturale che potevo tradurre nel progetto.”

Il risultato è un equilibrio tra simbolo e funzione, dove il fiore diventa interfaccia emotiva e non semplice decorazione.

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L’idea dietro Connexio: tra distanza emotiva e tecnologia riflessiva

All’origine del progetto c’è un’esperienza personale: il trasferimento all’estero e il senso di distanza dalle persone care.

Era la prima volta che mi trasferivo fuori dal mio Paese e sentivo molto la mancanza di casa,” racconta Arihant. “Quando abbiamo iniziato a lavorare sugli ‘oracoli’, ho capito che volevo fare qualcosa legato alle relazioni umane.”

Il brief ha quindi incontrato un vissuto reale, trasformandosi in una riflessione progettuale più ampia.

Non sono mai stato un grande fan dell’intelligenza artificiale,” aggiunge. “Per questo ho voluto usarla in un modo che potesse davvero aggiungere valore emotivo.”

Le sfide progettuali: equilibrio tra tecnologia ed esperienza umana

Progettare Connexio ha significato confrontarsi con una sfida complessa: integrare product design, tecnologia e dimensione emotiva.

La parte più difficile è stata mantenere l’essere umano al centro,” spiega. “Volevo che l’oggetto ricordasse le persone a cui tieni, ma senza forzarti o disturbarti.”

Per questo, la tecnologia è stata pensata come discreta e passiva.

Non deve mai interferire,” continua. “È qualcosa che ti accompagna e ti aiuta a riflettere sulle tue relazioni, in modo naturale.”

Dallo sviluppo alla Design Week: un’esperienza formativa completa

Il progetto è stato sviluppato all’interno dell’Istituto Marangoni Milano Design attraverso un processo fatto di sperimentazione e confronto continuo.

È stato un percorso molto dinamico,” racconta. “All’inizio abbiamo frainteso alcune parti del brief, ma superare questi ostacoli e vedere il progetto prendere forma è stato molto stimolante.

Fondamentale è stato il dialogo con docenti e collaboratori: “il confronto costante e il vedere punti di vista diversi mi ha aiutato tantissimo a sviluppare il progetto.

La presentazione alla Milan Design Week 2026 rappresenta il culmine di questo percorso.

È stato uno dei miei più grandi traguardi,” conclude. “Ho sempre sognato di partecipare come visitatore, quindi essere lì come designer è stato davvero emozionante. A livello professionale ho imparato tutto il processo, dal prototipo al lavoro in team. È stata un’esperienza completa.”

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